Ceci neri

La sua buccia rugosa e il ripieno morbido sono perfetti per la preparazione di creme e passate.

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Origine

 

Un posto d’onore, tra gli ingredienti ritrovati, spetta sicuramente ai ceci neri: legumi così antichi e ricchi di storia. A metà tra Puglia e Basilicata nella “Murgia Carsica” nasce questa varietà così pregiata, che ha rischiato l’estinzione, ma per fortuna è stata, poi, recuperata e diventata presidio Slowfood. Noti anche con il nome di “ceci del solco dritto” perché in periodi di ristrettezze economiche venivano usati come la carne dei poveri grazie alla loro ricchezza di vitamine e proteine. La semina avviene in primavera e la raccolta durante il mese d’agosto ma sono comunque reperibili tutto l’anno, venendo essiccati e conservati in sacchetti.

Cook it

Una nota dolente è il tempo di ammollo. Per cucinarli bisognerebbe tenerli almeno 24 ore nell’acqua fredda. Vanno cotti a fuoco lento con uno spicchio d’aglio, un pizzico di sale e olio extravergine di oliva. Si possono gustare in tante ricette, come minestre, zuppe, creme e passate. Ottimi anche con il pesce, notevole la zuppa di gallinella con ceci neri e crostini a base di pane di Altamura. La loro caratteristica è che rimangono sempre croccanti e hanno un gusto davvero saporito.

Lo sapevi che

I ceci neri hanno molte più fibre e ferro degli altri tipi di ceci, infatti sono consigliati anche alle donne in gravidanza. La loro particolarità oltre al colore atipico é il sapore gustoso al punto che non necessitano di sale. Slow food definisce il loro sapore “buonissimo, vagamente erbaceo: la loro naturale sapidità fa sì che sia possibile consumarli solo con un filo di olio extravergine”.

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